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I Be Forest annunciano il loro nuovo album, “Knocturne”, e il relativo tour!

Knocturne è un colpo notturno (“knock”, “nocturne”), è l’oscurità che bussa alla porta. Aprite quella porta e lasciate entrare i Be Forest, di ritorno l’8 febbraio 2019 con il loro atteso terzo album, pubblicato dal collettivo We Were Never Being Boring in varie versioni.

Se tutto è illusione, quando si apre il sipario – lo stesso sipario raffigurato nelle suggestive grafiche di Luca Sorbini – c’è un abisso di note nel quale nuotare o sprofondare, davvero, senza compromessi.

Abbiamo impiegato tanto a scrivere Knocturne, a registrarlo e finirlo, ma ci abbiamo messo molto più tempo a capirlo noi per primi. A differenza degli altri nostri dischi, non ha un luogo di riferimento o dei colori: non siamo in Norvegia in mezzo a un bosco, né in una riserva indiana seduti intorno al fuoco. All’inizio, pensavamo che questo album fosse ambientato nello spazio… poi ci siamo sentiti attratti dall’opposto, dagli abissi più profondi, dall’idea di quel buio interminabile. E in un certo senso, questa è stata l’immagine che si è impressa più di tutte nelle nuove canzoni”.

Dopo il sorprendente esordio Cold del 2011 (ristampato nel 2017), dopo l’acclamato Earthbeat del 2014, dopo aver insomma fronteggiato il ghiaccio di foschie shoegaze e il fuoco di ritmiche tribali, è il momento di quel buio interminabile che restituisce il senso stesso dell’avventura sonora del trio di Pesaro, fondato esattamente dieci anni fa, nel 2009. Addentrarvisi significa avere il coraggio di fronteggiare l’ignoto, oppure di abbandonarsi al conforto.

I confini di riferimento, che siano post-punk o dream pop, si fanno meno netti: a risaltare, a risplendere è soltanto una personalità immediatamente riconoscibile. Il sound, il più possibile analogico, è scarno e minimale, nonostante la produzione – condivisa con Steve Scanu – risulti stratificata e sia stata meditata a lungo. È un sound fatto di voci sussurrate, corde riverberate, percussioni marziali suonate in piedi, fumose atmosfere lynchiane. Non a caso il master è stato affidato a Josh Bonati, già al lavoro con David Lynch, con Mac DeMarco e Zola Jesus tra gli altri.

Come sempre, la scaletta è composta da nove brani: sette canzoni e due strumentali che si legano in un’unica, coerente successione. Il primo singolo Bengala è il riflettore che illumina il palco dopo l’apertura delle tende; un corpo celeste che al momento del suo impatto ci permette di intravedere l’ambiente circostante: è il punto più luminoso, il Nord della bussola. Questa è, tuttavia, solo una delle coordinate di Knocturne. Forse la più rassicurante“.

Costanza Delle Rose (voce, basso), Erica Terenzi (voce, batterie, Eminent) e Nicola Lampredi (chitarra) sono pronti a ripartire in tour, da inizio febbraio, e parteciperanno alla prossima edizione del SXSW ad Austin, in Texas.

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