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Le Pietre dei Giganti pubblicano il nuovo album “Pastorale”, in uscita oggi 10 aprile 2026 per Overdub Recordings

La complessità che ci definisce in quanto individui ha già di per sé una funzione sacrale oppure abbiamo bisogno di associare le cellule di cui siamo fatti a qualcosa di più? È ciò che si chiede e chiede all’ascoltatore, Pastorale, il nuovo e terzo album de Le Pietre dei Giganti, in uscita oggi 10 aprile 2026 in digitale e doppio vinile per Overdub Recordings, con distribuzione digitale Virgin/Ingrooves, fisica italiana Master Music e fisica internazionale Code7.

Lorenzo Marsili (voce, chitarre), Francesco Utel (chitarre, synth e sample, voci, percussioni), Niccolò Pizzamano(basso) e Francesco Nucci (batteria, percussioni) si ispirano all’interazione tra essere umano e natura, nell’idea di universo come sistema fisico e chimico. Una suggestione che si fonde perfettamente con l’artwork di copertina, a cura di Morgan Sorensen (See Machine), dove il soggetto e lo spazio sono rappresentati secondo una moderna visione razionale. Il colore rosso e il cerchio sovrastante innescano invece una reazione emotiva. Il nostro cervello segue le stesse regole del mondo intorno a noi eppure culturalmente associamo tale reazione emotiva a una profondità che va oltre la materia.

A detta della band fiorentina: «Il termine Pastorale ha diversi significati, uno di questi è la composizione musicale ispirata alla vita rurale e al rapporto dell’uomo con la natura. A volte la parola viene utilizzata nel contesto religioso, in quanto dà nome al bastone dei vescovi. Considerando le riflessioni esistenziali dei brani, l’album può essere declinato proprio come una pastorale, dove la natura è però descritta con il determinismo scientifico della nostra modernità».

Rispetto a Veti e Culti, l’acclamato album del 2022 che faceva emergere un’anima devota alla psichedelia più esoterica, con Pastorale la cifra stilistica stoner rock si arricchisce di influenze world music: chitarre heavy e atmosfere cupe vengono trascinate da groove frutto della sperimentazione con poliritmi latini e caraibici. In questo modo, le cadenze mantengono la vena tribale del disco precedente, acquisendo però una sfumatura etnico-popolare, accentuata dall’uso di percussioni, handclapping e melodie cantate a più voci. C’è anche una maggior immediatezza, incluso il ricorso più frequente ai ritornelli.

Il primo singolo Zinco costituisce il cuore dell’album. Parla di una persona che si sveglia e comincia a compiere gesti quotidiani e familiari come un mantra. In questa continua ripetizione, mentre sta guidando la sua auto, si perde nei pensieri chiedendosi il perché stia facendo tutto ciò. I quattro musicisti spiegano: «Diversi di noi hanno una formazione scientifica, quindi abbiamo lasciato che il personaggio rispondesse con un approccio meccanicistico. Riflette sui processi che nel corso dei millenni hanno portato gli atomi dei diversi elementi a unirsi per generare strutture più evolute nel pianeta e negli organismi che conosciamo. Poi, ci siamo noi come singoli individui senzienti. “Millenni di casualità per percepirci unici”».

Il secondo singolo Sulla Sequoia, accompagnato dal relativo video d’animazione realizzato da Adriano Razzi, che riprende l’artwork dell’album, è una riflessione sullo scorrere del tempo, sull’invecchiare e collocare le proprie scelte in un contesto sociale. La storia di una donna che pensa a come è cambiata negli anni, a come l’esperienza abbia affievolito il suo entusiasmo giovanile ridimensionando speranze e battaglie. Successivamente c’è uno stacco, la vicenda si sposta nel passato. La strega moderna è sostituita dalla strega antica, esaltata dal canto popolare, braccata dagli uomini. Il brano si chiude con l’accettazione del presente, di ciò che possediamo realmente.

Con PastoraleLe Pietre dei Giganti compiono un ulteriore passo avanti in termini di personalità, per produrre un lavoro elaborato e sorprendente, registrato, mixato e masterizzato da Leonardo Magnolfi al El-Sop Recording Studio, con l’inserimento di sassofono jazzy, contrabbasso e pianoforte in alcuni episodi. La scaletta, per quasi un’ora di durata complessiva, si articola in nove vere e proprie canzoni e due intermezzi semi-strumentali (Gamelan e Opale Nero).

Il viaggio di Pastorale inizia con Dentro l’atomo… , con algide sonorità elettroniche che riverberano nello spazio, a ricordare il momento in cui l’abbassamento di temperatura del cosmo permette l’unione di ioni ed elettroni nella nascita del primo atomo, e si conclude specularmente con …Fuori dalla stella, che descrive  il sistema con cui all’interno dei corpi celesti si formano elementi via via più articolati, irradiati nell’infinito dall’esplosione delle supernove, diventando parte di altri astri, pianeti e forme di vita.

La focus track Santo Fulmine è un racconto fantascientifico su una stirpe sottomessa da un popolo invasore. Questa stirpe celebra un rito identitario con una gara di velocità, svolta come omaggio alla propria divinità, il Santo Fulmine. La storia è stata ispirata dal titolo di un brano dei Motorpsycho, Vortex Surfer. La band ha immaginato una specie aliena, dei “Calvalcatori di Vortici” in grado di sfruttare i fenomeni atmosferici del proprio pianeta per muoversi e difendersi.

Se in passato i testi erano spesso di libera interpretazione, stavolta musica e parole sono state scritte assieme, con piglio quando esistenziale quando narrativo e significati che arrivano chiaramente a destinazione. Gli altri temi affrontati sono la ricerca del benessere personale che sovrasta quella del benessere collettivo (Ode al Tiranno), il senso dietro alla sofferenza e alla perdita (la metafisica Pastorale), lo scontro tra simili (La Nostra Sanità, in omaggio al romanzo Nostalgia di Ermanno Rea) e i valori che svaniscono a vantaggio della logica del profitto (Il Corvo).

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