Dust & The Dukes

I Dust & the Dukes sono una rock band nata a Firenze nel 2016, formata da Gabriel Stanza, Enrico Giannini e Alessio Giusti. Il loro viaggio sonoro va dalle radici della musica Americana al desert rock e al blues, sotto a un cielo di atmosfere lisergiche. Forti della vittoria del Rock Contest 2017, di un EP e un’intensa attività live, che li ha portati anche ad aprire i concerti dei The Veils, i Dust & The Dukes si apprestano a pubblicare il loro album di debutto nel 2019, prodotto da Andrea Ciacchini presso SAM Studio. "Run" e "Life In A Bottle", usciti nel 2019, sono i primi singoli del nuovo corso.

Dust & The Dukes: Run Life In A Bottle sono i singoli che hanno marchiato a fuoco il 2019, in attesa delle ulteriori novità del prossimo anno

Il viaggio dei Dust & The Dukes è partito dal singolo Run, fuori il 20 settembre 2019 in vinile da 7” a tiratura limitata e su tutte le piattaforme digitali, mentre la sabbia si alza in tempesta e l’oscurità avvolge le lingue di fuoco del tramonto. Run è una canzone dal tiro animale, nata da una jam session che, grazie alla dimensione live, si è sviluppata sino alla sua attuale forma definitiva. Le sonorità sono un mix tra una ritmica ossessivamente tribale e il puro rock and roll, partendo dai Rolling Stones per arrivare all’ombrosità di Nick Cave & The Bad Seeds. Senza dimenticare incandescenze desert rock. Testa bassa, prestanza elettrica e sudore: Run trasla in musica l’istinto primordiale del trio fiorentino, formatosi nel 2016 e – appena un anno dopo – vincitore della 29esima edizione del Rock Contest di Controradio. La voce dell’italoamericano Gabriel Stanza, anche alla tromba, è sostenuta dal wall of sound garantito dalla chitarra di Enrico Giannini e dalla batteria e dalle percussioni di Alessio Giusti.

Il testo rappresenta una corsa in cui non è importante l’arrivo bensì l’atto stesso del movimento. Un atto fisico di sangue che pulsa e muscoli in tensione, proprio come avviene nella musica viva. Il cavallo, quando corre, non sa se si trova nello spazio aperto di una prateria o in un percorso stabilito dall’uomo: corre e basta! Questo è il messaggio di Run”.

Polvere da sparo, Run detona e basta, ma è accompagnata da un altrettanto dinamico video, realizzato in prima persona da Gabriel Stanza, a collegarsi all’immagine di copertina del 45 giri, dove uno dei cavalli protagonisti del clip è raffigurato con sguardo espressivo e maschera in pelle nera, da combattente della strada. È una bestia suo malgrado imbrigliata, con un’inevitabile carico di angoscia, eppure è al contempo un inconsapevole eroe di paese, controcorrente: “Abbiamo girato il video a Buti (PI), durante la manifestazione del palio che per noi, legati a un immaginario americano e western, equivale a una sorta di rodeo italiano. Abbiamo ritrovato la nostra America a Pisa”. Sul lato B del vinile c’è una differente versione di Shoot Me Down, brano contenuto in origine nell’omonimo EP autoprodotto del 2017: “Questo brano, con cui ci siamo presentati al mondo, è un simbolo per noi. C’è una contrapposizione tra lato A e lato B, come fra buio e luce, corpo e anima, impulso selvaggio e introspezione”.

Dopo il selvaggio rock and roll a perdifiato di Run, i Dust & The Dukes hanno poi presentato un secondo nuovo singolo Life In A Bottle, maggiormente riflessivo e all’insegna del blues, in uscita su tutte le piattaforme digitali l’11 dicembre 2019, sempre con distribuzione Audioglobe. “Life in a bottle / We together / ‘cause we are rebels / In a land where up is down / And the end is coming soon“. A volte il sopra diventa sotto, o viceversa: proprio come nella copertina dove per l’appunto campeggia una misteriosa fotografia ribaltata al contrario, al di là di un vetro. Il trio fiorentino è raggiunto per per l’occasione da Uberto Rapisardi (The Veils), in veste di ospite speciale all’organo Hammond.

“Life In A Bottle è una canzone triste, ma allo stesso tempo offre un granello di speranza. Racconta della vita e dell’ansia che, giorno dopo giorno, ci troviamo ad affrontare nel tentativo di raggiungere i nostri sogni, quando all’improvviso può capitare che tutto si capovolga. Il brano è stato scritto di getto, materializzandosi al pari di un’illuminazione. Un evento raro, come trovare l’acqua nel deserto”.

La versione originale di Life In A Bottle è accompagnata da una speculare Direct To Vinyl Session, realizzata al Sam Recording Studio di Lari ((Blonde Redhead, The Zen Circus, Motta) grazie ad Andrea Ciacchini (produttore della band) e a Mirco Mencacci. Il brano è stato così immortalato con il metodo dei vecchi bluesmen tanto amato e ripreso ultimamente da Jack White: un solo microfono nella stanza e registrazione effettuata “buona la prima” su vinile. Lo stesso Ciacchini spiega: “Per preservare emozione ed energia della performance e scolpirle come fossero una scultura, abbiamo restaurato un tornio Presto degli anni 40 e inciso direttamente su lacca. Consapevoli di non poter più modificare il momento catturato“. Alla session esclusiva – dalla quale sono stati tratti un video dell’esecuzione e un mini-documentario – hanno partecipato, oltre ai Dust & The Dukes con il succitato Uberto Rapisardi, Emma Morton & The Graces, Raphael Gualazzi e Andrea Appino degli Zen Circus.

In parallelo a un’intensa e serrata attività live, che di recente si è arricchita anche dell’apertura per l’ultimo concerto italiano dei leggendari rocker del Sahara Tinariwen, i Dust & The Dukes proseguono quindi il loro cammino, in vista delle ulteriori novità in arrivo il prossimo anno. Benvenuti nel Sottosopra del deserto.

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