Bruno Dorella

Bruno Dorella, musicista eclettico e infaticabile, suona nei Bachi Da Pietra, nell'atipica Byzantium Experimental Orchestra da lui diretta, con l'alias individuale Jack Cannon, negli OvO, nei Ronin da lui capitanati, nei Sigillum S, nel duo Tiresia e nel GDG Modern Trio. "Concerto per chitarra solitaria (dove un viaggio in acque placide diventa naufragio)", fuori l'8 marzo per Bronson Recordings, è il primo disco a suo nome in oltre un ventennio di carriera.

Da sempre mi viene detto che il mio modo di suonare la chitarra evoca il mare. Non il fuoco, non l’aria, non la terra. Il mare. Ed essendo anche del segno zodiacale dei Pesci, mi ritrovo appieno nella descrizione. Sono sempre stato anche molto attratto dal disastro, dal fallimento, dalla sconfitta, dall’epica del perdente. Quindi il naufragio è una trasposizione acquatica di questo discorso”.

In uscita per Bronson Recordings, label ravennate di Bronson Produzioni, Concerto per chitarra solitaria (dove un viaggio in acque placide diventa naufragio) è curiosamente il primo disco pubblicato da Bruno Dorella a suo nome, frutto del concerto commissionato dal Ravenna Festival nel giugno del 2018. Ed è l’ennesima scommessa –  vinta, va da sé – in oltre un ventennio di carriera, in cui Dorella ha inanellato un numero impressionante di esibizioni dal vivo e tantissime esperienze, come musicista, discografico e produttore, a suo agio in vari campi sonori, dal rock al post-rock, dal noise al blues, dalla musica strumentale a quella sperimentale e via proseguendo. La storia si snoda dagli albori con i Wolfango alla rilevante attività con le sue band principali, Ronin e OvO (peraltro, attualmente al lavoro sui loro nuovi album di studio), sino all’ingresso nei Bachi da Pietra al fianco di Giovanni Succi, alla direzione dell’atipica Byzantium Experimental Orchestra, alla nascita dell’alter ego individuale Jack Cannon (al debutto con l’eclettico 1:4”/XLR del 2017), alla collaborazione con i Sigillum S e alle recenti avventure nel duo Tiresia (con Stefano Ghittoni) e nel GDG Modern Trio (con Ghittoni e Francesco Giampaoli).

Una storia, appunto, importante sotto molti punti di vista, alla quale si aggiunge adesso il tassello mancante di Concerto per chitarra solitaria, un disco/vascello condotto senza pseudonimi né reti di protezione, in perfetta solitudine e in una semplice take in presa diretta, con il timone ben saldo nelle mani di una sola chitarra, nello specifico una Fender Telecaster modello giapponese risalente agli anni 90: “Ci ho messo degli anni per utilizzarla sul serio, perché prima la consideravo la cosiddetta ‘chitarra di riserva’, ma in questo ultimo periodo l’ho suonata per tutti i progetti chitarristici extra-Ronin”. Concerto per chitarra solitaria scorre in un flusso unico, che si muove secondo i tempi e le risonanze del momento, basato su un impianto narrativo che funge da canovaccio a un mix sapientemente indistinguibile di scrittura e improvvisazione. Da qui, la suddivisione in quattro parti, dall’andamento in essenziale, avvincente divenire: si inizia spingendosi subito al Largo, sprezzanti del pericolo, procedendo dapprima Allegro con crepe e poco dopo assecondando l’Adagio del naufragio, sino ad arrivare A fondo. L’immaginario marinaresco è restituito al meglio dalla copertina disegnata dall’amico tatuatore Massimo Leonardi. Non resta che lasciarsi cullare e sospingere dalle onde per ritrovarsi molto più lontano di quanto avremmo creduto. Buona navigazione.

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